Quante volte ci siamo chiesti come fare a realizzare un sogno, raggiungere un obiettivo che ci sembra impossibile?
Sara Nuti, 27 anni cresciuti per la maggior parte a Gubbio, non ha mai perso molto tempo a interrogarsi sull’argomento.
«Quando ho visto un ragazzo a Città di Castello con il suo cavallo pezzato fare volteggi a cavallo ho capito io volevo fare proprio quello. Ho ‘messo giù il capo’ e ho puntato a riuscirci».
Quando ha visto per la prima volta un cavallo?
«Avrò avuto 4 anni, mi hanno messa per un attimo davanti in sella, era un amico di papà che faceva passeggiate. Ricordo ancora perfettamente la sensazione di essere lassù in alto, il cavallo. Da lì in poi hanno cercato di distrarmi con il nuoto e tanti altri sport ma non c’è stato niente da fare: io volevo fare equitazione».
E poi?
«Lezioni in maneggio, a Fabriano: era un posto bellissimo. Salto ostacoli, ho continuato prima a Perugia poi a Gubbio dove ho cominciato con l’Endurance. Poi è arrivato un periodo difficile; a 14 non potevo più permettermi di pagare le lezioni, allora lavoravo: alle 5 di mattina prima della scuola andavo in scuderia a dare il fieno e controllare i cavalli, poi a pomeriggio facevo i box. Mi divertivo da morire: c’erano da domare tanti cavalli e ovviamente ero la prima ad essere buttata in sella. Mi sono appassionata a questa parte del lavoro. Ma a un certo punto c’è stato un bivio: e ho scelto di continuare con i cavalli, non potevo permettermi fossero solo passione e ho lasciato la scuola».
Una decisione importante.
«Ho fatto esperienza: anche sbagliando. Cercavo i tutorial dei volteggi cosacchi, per fortuna mia madre è russa e conosco la lingua. Ho capito che mi serviva il cavallo giusto per arrivare a fare la trick rider, e cosa vuol dire quel ‘giusto’: c’è bisogno di molto lavoro per prepararli bene senza usurarli, bisogna sempre compensare il fatto che si va sempre a mano sinistra e occorre anche la morfologia giusta. Un cavallo corto giuntato, un po’ robusto ma con il giusto sangue è l’ideale. Cominciai con i primi spettacolini, allora ero l’unica ragazza da queste parti a fare la stunt-rider: andai ad Avignone e tappezzai il mondo con i volantini che avevo fatto fare per promuoverli. Ero gasatissima, dritta sull’obiettivo. Tramite Riccardo di Giovanni conobbi gli Hasta Luego, uno dei gruppi più importanti: quando la figlia di Eric si ritirò per mettere su famiglia chiamarono me a sostituirla, grazie a Raffaele Di Palma con cui avevo già lavorato e che disse ero una ragazza valida. Da lì è arrivato tutto il resto – Apassionata, Cheval Passion, insomma il meglio degli spettacoli equestri».
Immaginiamo l’emozione del primo giorno.
«Mi ha salvata non capire bene il francese parlato così in fretta: ero talmente concentrata sul non sbagliare, il giorno della prova, che non ho avuto il modo di essere in ansia. Mi presero e mi ritrovai al lavoro con Sasà Improta, Giulio Longobardi e tanti altri: tre anni stupendi. Quello dagli Hasta Luego è un clima bellissimo: ci si confronta, ci si insegna l’un l’altro. Si lavora in una macchina organizzativa enorme, davanti a un pubblico che in Italia c’è solo alle partite di calcio più importanti. Tutto è studiato nei minimi dettagli: la cura dei cavalli, la preparazione, tutto».
Cosa ti ha aiutato di più per arrivare a tagliare questo traguardo?
«La fiducia che mi ha dato mio padre: anche se non era d’accordo che io lasciassi la scuola mi ha detto “Qualunque cosa farai, io ti sarò accanto: se te ci credi, io ci credo”. E veramente l’ha fatto, anche se poi è mancato presto, quando avevo 17 anni. Poi mi hanno aiutato la mia determinazione, la testardaggine anche: e devo dire che sono orgogliosa di quello che ho fatto».
Sei stata la prima donna ad essere assunta come buttera in un allevamento, all’Alberese.
«Una vita bellissima: fuori col cavallo alle sette di mattina a controllare vacche e vitelli in mezzo alla Maremma più vera. Non pensavo di riuscire a passare il concorso, era un lavoro a termine ma spero di poter avere un’altra possibilità, è un mondo speciale».
Quando abbiamo sentito Sara al telefono era in maneggio a giocare con Bibo, un Haflinger dal carattere d’oro: un cavallo ‘da ruzzo’ e portatissimo per il volteggio ci ha detto Sara, divertita da quello che riesce a combinare insieme a lui.
E ci piace chiudere così, pensando che le cose grandi le riescono a fare solo le persone che sanno apprezzare e curare anche quelle (apparentemente!) piccole.























